giu 06 2017

Ciampino trionfa al torneo di Genova

img-20170606-wa0016Nessuno si immaginava che la colonna sonora del viaggio di ritorno da Genova sarebbe stata il coro “CAMPEONES, CAMPEONES!!!”. Nemmeno il mister Fabrizio Nicolli che, non appena giunti in terra ligure, aveva sussurrato ai capisaldi del gruppo che questa è la squadra più forte che la rappresentativa della Sezione di Ciampino abbia mai avuto. E invece eccoci qui, smaltita l’euforia e la stanchezza di una tre-giorni indimenticabile, a raccontare la storia di un trionfo che, ci auguriamo, possa essere solo il primo di una lunga serie.

Trascorsa la giornata di venerdì tra la spiaggia di Boccadasse e l’acquario di Genova, sabato mattina la sveglia ha suonato molto presto nell’albergo che ci ospitava; ad attenderci c’erano infatti le tre partite della fase preliminare del torneo, composto da tre gironi con quattro squadre ciascuno. Ciampino era stata sorteggiata nel girone con le sezioni di Spezia-Chiavari, Lovere e Collegno: una triade ligure-lombardo-piemontese che geograficamente ci vedeva come degli intrusi. Ma l’AIA unisce l’Italia, ed è bella anche per questo. La giornata si apre con la partita contro Spezia-Chiavari, che termina 2-0 con i goal di Giorgio Catalani e Andrea Verolino. Un’ottima prova che fa ben sperare per il passaggio del turno. Disputiamo la seconda gara del girone nel primo pomeriggio contro Lovere: un altro 2-0 siglato da Riccardo Galasso dopo un’autorete dei lombardi. Una partita durissima, non tanto sotto l’aspetto tecnico (troppo superiori noi) quanto sotto quello fisico. La terza gara è di fatto uno spareggio, perché vede sfidarsi le sezioni di Ciampino e Collegno, entrambe appaiate a quota 6 punti. La partita si apre con un’autorete dei nostri avversari; un goal di testa di Mattia Bartolomucci su fantastico cross di Martin Franciosa fa sì che il primo tempo si chiuda sul 2-0. La troppa sicurezza accumulata nelle due gare precedenti ci deconcentra e permettiamo agli avversari di rimontare nel secondo tempo: 2-2 il risultato finale, che ci qualifica comunque alle semifinali come miglior seconda classificata del torneo (7 punti e 6 goal fatti).

La consapevolezza nei nostri mezzi è esponenzialmente aumentata: la solidità difensiva, l’ottimo filtro in mezzo al campo e la freschezza dell’attacco sono i nostri punti di forza. La serata del sabato si svolge in un locale in riva al mare dove, con differenti umori dettati dal risultato finale, assistiamo tutti insieme alla finale di Champions League. Ma non possiamo permetterci di fare nottata, perché il giorno dopo c’è una semifinale da giocare e vincere. La partita è contro la sezione di Genova 1; dominiamo il primo tempo ma non riusciamo a segnare, mentre nel secondo la nostra prestazione si appiattisce: 0-0 e si va ai tiri di rigore. Qui il protagonista assoluto è il nostro portiere Mattia Bartolomucci, che para ben tre dei cinque rigori avversari, sopperendo ai nostri due errori dal dischetto e regalandoci la finalissima. Il nostro avversario è nuovamente Collegno, che ha battuto sempre ai rigori la squadra di Genova 2. Stesso copione della semifinale: dominiamo la gara, per quanto il caldo e la stanchezza ci permettono di farlo, ma non riusciamo a fare goal. Ancora tiri di rigore, ma stavolta non c’è bisogno che Mattia faccia gli straordinari perché dal dischetto risultiamo precisissimi. L’ultimo rigore è sui piedi di Riccardo Galasso, che spiazza il portiere e ci costringe a fare l’ultimo sforzo del torneo: correre all’impazzata per abbracciarlo.

I CAMPIONI SIAMO NOI! Dopo l’abbraccio collettivo il primo pensiero è quello di correre dall’incredulo Fabrizio Nicolli, che si trova a terra accanto alla nostra panchina con le mani nei capelli. Lo sommergiamo, letteralmente. Intanto l’eterno Antonio Buccini chiama al telefono il Presidente, Paolo Samà, che non ha potuto accompagnarci. Gli dedichiamo la vittoria cantando tutti insieme: “Un presidente, c’è solo un presidente”. Solo qualche minuto dopo, quando il nostro capitano Luca Ragone alza al cielo la meritata e sudata coppa, ci rendiamo conto di aver compiuto una piccola grande impresa. Lo si capisce dagli occhi fieri dei più “anziani” del gruppo: Stefano De Carolis, Andrea Verolino, Davide Di Marco, Mattia Bartolomucci e Luca Ragone, che di tornei tra le sezioni ne hanno disputati davvero tanti. Poi ci sono gli sguardi soddisfatti di coloro, amici prima che colleghi, che hanno curato tutti gli aspetti del viaggio, mettendoci a nostro agio e aiutandoci nei momenti di difficoltà tecnica, fisica e morale: Fabrizio Nicolli, Emilio Amici, Daniele Stazi, Antonio Buccini, Alessandro Ghiretti e Roberto Tariciotti. I ragazzi che ormai fanno parte del gruppo sezionale da un po’ di anni, che con dedizione cercano di trasmettere ai più giovani lo spirito e la passione dell’associazione: Riccardo Galasso, Leonardo Di Mario, Giovanni D’Anelli, Davide Zanfrisco, Manuel Antonellis, Davide Testoni, Giulio Sancricca e Alessandro Agazzani. Infine coloro che fanno parte di questo gruppo da meno tempo, ai quali è stata riservata una sorta di chioccia protettiva da parte degli altri: Giorgio Catalani, Martin Franciosa, Claudio Campana e i fratelli Valerio e Massimiliano Granato. Un gruppo straordinario il cui trionfo rappresenta il sugello di un’esperienza memorabile.

 

Giovanni D’Anelli

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mag 31 2017

Assemblea sezionale e chiusura della stagione

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Nella serata di ieri (29/05/2017) ha avuto luogo l’annuale assemblea ordinaria.

Adempiute, rapidamente, le formalità imposte dal regolamento associativo, la riunione si è ben presto trasformata in una serata, magicamente avviluppata tra passato e futuro, destinata a rimanere impressa non soltanto nella storia della sezione, ma nella mente e nel cuore di tutti gli associati che ieri hanno avuto l’onore e la fortuna di prendervi parte.

Ad aprire le danze è stata la consegna da parte del componente del Comitato Nazionale Umberto Carbonari del riconoscimento per i cinquant’anni di appartenenza all’AIA di Giulio Ulisse. Ed è anche superfluo, forse, soffermarsi sul significato e sul valore di questo riconoscimento: una vita, intera, donata all’arbitraggio. Un concetto che per un giovane associato, come quelli di cui ieri la sezione era affollata, può essere difficile da comprendere appieno ma a cui è doveroso, oltre che bello, dedicare un pensiero.

Successivamente Anna, vedova dello storico fondatore della sezione di Ciampino, Franco Palumbo, ha consegnato al nostro associato, in forza all’OTR, Riccardo Galasso la prima Borsa per meriti di studio alla memoria di Franco. Bellissime le parole di Riccardo che ha definito la decisione, presa tanti anni fa, di diventare arbitro come “la scelta più azzeccata” della sua vita. Una certezza che promana dalla bocca di chi, a vent’anni, ha ancora da compiere una quantità infinita di scelte (giustissime o sbagliatissime che saranno) e forse, proprio per questo, pone l’accento sull’amore e l’attaccamento alla sezione e all’associazione.

Infine è venuto il momento, atteso da quasi un anno, dell’intitolazione ufficiale della sezione a Franco Palumbo. Come tutte le cose che si aspettano tanto, è passato via in un attimo, sebbene nella commozione generale. Anna, visibilmente emozionata, è riuscita solo a dire che Franco ha dato tanto all’arbitraggio, a volte anche togliendo alla propria famiglia.

4-palancaEd è vero. L’arbitraggio chiede tanto ad ognuno di noi. Tanto impegno, tanti sacrifici e tanto tempo, tolto ad altre attività e soprattutto agli affetti. Ma ci piace pensare che, anche solo un briciolo del tempo che l’AIA ha tolto a Franco e alla sua famiglia sia stato loro restituito in altro modo. Sotto forma di ammirazione, stupore, gratitudine e commozione di cui la stanza si è riempita ieri sera.

Ultimo a prendere la parola, dopo l’entrata in scena del Presidente del CRA Lazio Luca Palanca, è stato il componente del Comitato Nazionale AIA Umberto Carbonari. Il quale ha preso le mosse dal ricordo di Stefano Farina, ex arbitro internazionale, prematuramente scomparso la scorsa settimana. Non è stato però, un banale elogio alle sue indubbie qualità arbitrali, ma il racconto di come per anni si siano scontrati con educazione e rispetto reciproci, avendo spesso opinioni differenti. Perché un buon arbitro è sicuramente la somma di tantissime componenti, che Umberto non ha mancato di evidenziare, ma è impossibile scindere l’uomo dall’arbitro. E se non è detto che valga anche il viceversa, senza ombra di dubbio un buon arbitro è un uomo educato, leale e rispettoso degli altri oltre che delle regole.

Come dicevo all’inizio, serate come quella di ieri non sono facili da dimenticare, quindi “grazie”. Grazie ad ognuno degli ospiti che ha saputo, con le proprie parole, i propri gesti o semplicemente con gli occhi lucidi traghettarci in questo contesto così, semplicemente, bello.

Ed infine grazie al nostro presidente Paolo Samà che ha fatto confluire il lavoro di un anno in una serata magica.

Eleonora Capece

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Mirko Gizzi