I nostri Nazionali: Mattia, Mirko, Leonardo e Riccardo

La nuova stagione calcistica non è ancora iniziata e già si appresta ad essere una delle più ricche per la sezione di Ciampino. Sono ben quattro, infatti, gli arbitri che il 1 luglio sono stati immessi nei nuovi organici nazionali: Mattia Bartolomucci Assistente Arbitrale in campo e impiegato di banca nella vita che, alla soglia dei trent’anni, transita alla CAN PRO; Mirko Gizzi ventiseienne Ingegnere Medico che, bandierina alla mano, arriva in Serie D dopo essere stato protagonista della finale di eccellenza insieme a Leonardo Di Mario, anche lui promosso con l’amico Riccardo Galasso, entrambi ventitrenni, studenti universitari che hanno cominciato quest’avventura insieme, fianco a fianco, dal corso arbitri fino alla CAI.

Finiti i festeggiamenti e smaltita la buona dose di euforia, siamo andati a ripercorrere con ognuno di loro le tappe salienti di questo percorso in una breve intervista.

Come, quando e perché ti sei avvicinato all’arbitraggio?

MB: Ho vissuto tanti anni da calciatore e quando ho smesso ne ho avuto subito nostalgia e un cliente, ex arbitro della sezione di Ciampino, mi diede quest’idea suggerendomi di fare un tentativo e scoprire come fosse il calcio da questa prospettiva.

MG: Su consiglio di mio cugino, che era arbitro. Lui ha smesso dopo un paio di stagioni, io sono quasi a dieci anni di tessera!

L: Dopo tredici anni come calciatore ho preso parte ad una partita di calciotto e in squadra con me c’era un arbitro. Ero sempre stato curioso del mondo arbitrale e lui mi ha solo dato la spinta che mi serviva.

R:  Dopo dieci anni da calciatore gli ultimi tre, nello specifico, trascorsi al Tor di Quinto, cominciavo a vivere lo sport nel modo sbagliato: scendevo in campo con troppe pressioni e la costante paura di sbagliare. A metà della stagione 2012-2013 ho cominciato ad osservare ed ammirare la figura dell’arbitro: sereno, autonomo ed indipendente. Questa mia voglia di cambiamento è stata sposata dal mio vicino di casa Fabrizio Marini (ex assistente in Serie D ed oggi Organo Tecnico delle nuove leve sezionali) che mi ha introdotto nella sezione di Ciampino.

 

Come l’arbitraggio ha inciso nella tua vita privata e professionale?

MB: Nonostante mi sia avvicinato a questo sport in età adulta, sono certamente maturato tanto,  ma soprattutto mi ha insegnato ad osservare le cose sempre da un altro punto di vista. Più di tutto però, mi ha insegnato a rimanere freddo e concentrato anche in situazioni di particolare pressione, esattamente quello che fa un arbitro sul terreno di gioco.

MG: Per quanto riguarda la vita professionale ha inciso poco in quanto ho sempre scelto di dare priorità al mio percorso universitario prima e professionale poi; anche se quest’anno ho ritenuto di trascurare, seppur in minima parte, il lavoro, magari prendendomi qualche giorno di ferie in più per arrivare più carico e più concentrato alle partite. Nella vita privata ovviamente ha inciso tanto: l’arbitraggio ti porta via tutte le domeniche e questo a lungo andare, ovviamente, genera degli attriti, ma niente di irrisolvibile o incomprensibile.

L: L’arbitraggio ha completamente rivoluzionato la mia vita. Siamo arbitri fuori e dentro il terreno di gioco e questo fa si che si debbano tenere determinati atteggiamenti ed evitare comportamenti che sarebbero giustificati per un normale ragazzo di vent’anni ma non per un arbitro.

R: L’arbitraggio ha certamente aumentato le mie capacità decisionali, rendendomi all’altezza di scelte anche piuttosto difficili. Al di là di questo ha inciso nella mia vita privata facendomi incontrare persone ed amici straordinari per i quali posso solo ringraziare l’AIA e la sezione, in particolare.

 

Qual è il ricordo più bello che porti della tua esperienza nell’AIA?

MB: Se escludiamo le promozioni in D e in C, e l’emozione straordinaria costituita da ogni trasferta, senza ombra di dubbio i ricordi più belli sono legati alle persone che in questi anni ho incontrato. Ognuno di loro ha arricchito il mio bagaglio personale e arbitrale e sicuramente i ricordi più belli sono a questi legati.

MG: Sicuramente la finale di Coppa Italia Eccellenza dello scorso Febbraio, non tanto la partita in sé, ma per i giorni precedenti, cominciando dalla chiamata dell’Organo Tecnico con cui mi ha comunicato la designazione.

L: Anche per me il ricordo più bello è legato alla finale arbitrata a Febbraio. Quel triplice fischio è stata una delle sensazioni più belle mai provate: la fatica e la tensione spazzate via da una felicità incommensurabile.

R: Personalmente ogni ricordo legato all’arbitraggio è bello, a cominciare dalle emozioni dell’esordio assoluto passando per le innumerevoli domeniche sui campi di tutto il Lazio e poi gli allenamenti al polo, le riunioni in sezione. Ho veramente tanti bei ricordi legati a questo mondo. Dovendo scegliere però direi il conferimento della borsa di studio intitolata a Franco Palumbo lo scorso anno. Poiché è stato il momento in cui ho potuto unire l’aspetto professionale a quello umano e personale, ovvero il mio percorso universitario.

 

E il più brutto?

MB: Probabilmente l’esordio in Serie D: un vero incubo. Anche se, ripensando a quella gara oggi, ricordo solo le persone che mi sono state accanto e che sono riuscite a tirar fuori il meglio da me.

MG: Sicuramente la mia ultima partita da arbitro, tre anni fa. Ultima di campionato, in Prima categoria, nessuna delle due squadre si giocava posizioni particolari in classifica per cui decisero di non presentarsi, facendomi abbandonare la veste di arbitro senza aver avuto la possibilità di dirigere la mia ultima gara. Una ferita che brucia ancora oggi!

L: Sicuramente la stagione trascorsa in seconda categoria, in cui ho sofferto di pubalgia.  Ero impossibilitato ad allenarmi e a dare il mio meglio in campo per cui ho quasi pensato di lasciare, fortunatamente il presidente Paolo Samà ha saputo spronarmi per resistere a questo piccolo incidente di percorso.

R: La stagione 2015-2016, in cui ho preso parte al progetto Talent & Mentor, ragion per cui c’erano tante aspettative su di me. La stagione però è andata malissimo, non riuscivo a sbloccarmi dalla Prima categoria, non vedevo miglioramenti e mi sembrava di non divertirmi nemmeno più. È solo grazie alla sezione e agli amici che ho al suo interno se in quella stagione non ho mollato.

 

Qual è il requisito fondamentale per essere un buon arbitro/assistente?

MB: Sicuramente la concentrazione e la rapidità: non solo fisica ma anche mentale per decidere velocemente e bene. E, infine tanta, tanta passione. In campo come nella vita.

MG: Senza ombra di dubbio anche per me è la concentrazione in ogni istante della partita. Per essere sempre, continuamente preparato al prossimo scatto!

L: Costanza, allenamento, tanto sacrificio e soprattutto la voglia di arrivare! Io penso che più di ogni altra cosa, nella vita e nell’arbitraggio, ci vuole la perseveranza nell’inseguire l’obiettivo.

R: Onestamente non lo so! Diventare arbitri è semplice, essere un buon arbitro è tutta un’altra cosa. Forse, semplicemente, l’unico requisito è il lavoro e lo studio costante, al polo e in sezione.

 

Tre parole che descrivono lo stato d’animo con cui affronti questo nuovo inizio

MB: Entusiasmo, curiosità e sicuramente un pizzico di responsabilità in più.

MG: Soddisfazione, felicità e viaggiare!

L: Tantissima soddisfazione, felicità e gratitudine.

R: Curiosità, fame e impazienza.

 

Non resta quindi che ringraziarli: per la passione che trasuda dalle loro parole e per l’esempio di costanza e determinazione che rappresentano per ognuno dei giovani arbitri di Ciampino.

A Mattia, Mirko, Leonardo e Riccardo va il nostro più grande in bocca al lupo. Che possiate portare in alto il nome della sezione.

 

Eleonora Capece