Il nostro Riccardo: un simbolo di speranza

Comprendiamo il vero valore che una cosa ha per noi quando la perdiamo o rischiamo di perderla. Riccardo Bernardini è andato talmente vicino a essere privato della sua passione che non solo ha compreso una volta per tutte quanto per lui fosse importante, ma in una serata memorabile è riuscito a trasmetterlo anche a persone che, fino ad allora, la sottovalutavano. Stiamo parlando ovviamente della passione per l’arbitraggio.

Il contesto è quello del Premio nazionale “La Clessidra”, che si è svolto martedì 19 marzo nella splendida cornice di Sansepolcro, al confine tra la Toscana e l’Umbria. Quest’anno, una volta venuti a conoscenza della storia di Riccardo, gli organizzatori del premio hanno deciso di omaggiarlo col premio speciale “Luca Pacioli”. «Quando mi hanno detto di volermi premiare sono rimasto un po’ spaesato. Perché premiarmi? Non sono mica un eroe. Ma poi mi hanno detto che mi avrebbero premiato per il coraggio. Allora ho capito di poter rappresentare per i giovani arbitri in difficoltà un simbolo di speranza». Al momento di prendere la parola appariva teso, ma dopo le prime battute il nostro Riccardo ha saputo sciogliersi e dimostrare che oltre il ragazzo insanguinato della tristemente nota immagine c’è un uomo brillante, maturo e coraggioso. Riccardo, nel corso della serata, ha conquistato tutti.

Durante il suo intervento, molti sono stati gli uomini e le donne rimasti a bocca aperta e con gli occhi lucidi, stupefatti dalla capacità di Riccardo di parlare così serenamente di un evento che ha rischiato di trasformarsi in tragedia. Evidentemente nessuno seduto in platea aveva mai sentito un arbitro parlare di «farfalle nello stomaco un attimo prima di fischiare un calcio di rigore». Sono sensazioni che noi arbitri proviamo ogni domenica, e che forse troppo spesso tendiamo a dare per scontate, ma Riccardo, che vuole tornare in campo con una determinazione che nessuno pensava potesse avere, è riuscito a trasmettere ai cosiddetti “profani” dell’arbitraggio tutta la sua passione. Anzi, la nostra passione. Perché Riccardo, martedì sera, in un luogo splendido ma lontano da casa, circondato da persone genuine ma sconosciute, ha parlato a nome di tutta l’Associazione. E chi lo ha ascoltato ha potuto capire che la nostra associazione, dagli arbitri internazionali fino alle sezioni, è composta da ragazze e ragazzi fatti di carne e ossa come loro, tutt’altro che infallibili e perfetti. Riccardo vuole essere un esempio per tutti coloro i quali trovano difficoltà durante il percorso arbitrale e, più in generale, sportivo. Dopo la magnifica serata di Sansepolcro siamo sicuri che il nostro Riccardo, grazie alla sua passione, determinazione e semplicità, è già diventato un simbolo di speranza per chi ha avuto la possibilità di conoscerlo e ascoltare la sua storia.

La Sezione AIA di Ciampino ringrazia gli organizzatori del Premio “La Clessidra” per la disponibilità e l’affetto dimostrati. Un ringraziamento speciale anche al presidente dell’AIA, Marcello Nicchi, che ha permesso a Riccardo di presenziare alla cerimonia, e al vicepresidente dell’AIA, Narciso Pisacreta, dalle cui mani Riccardo ha ricevuto il premio.

 

 

Giovanni D’Anelli e Alessandro Iustulin